Halloween in Sardegna: tra misteriose leggende e riti antichi

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Halloween in Sardegna: tra misteriose leggende e riti antichi

29102019

Anche la Sardegna ha il suo Halloween e ha origini molto antiche. Scopritele con noi!

Quando pensiamo alla festa di Halloween non può non venirci in mente la frase "Dolcetto o scherzetto".

 

In tutto il mondo, nella notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre, grandi e piccini sono impegnati a girare di casa in casa mascherati da creature mostruose chiedendo “dolcetto o scherzetto?”. Gli abitanti della casa potranno allora "salvarsi" dai terribili scherzi a tinte macabre solo regalando dolcetti ai bambini.  

 

Ma non è sempre stato così. Infatti la festa di Halloween ha origini antichissime e ha visto molti sviluppi nel corso degli anni.

 

Le sue origini sono da ricercarsi in Irlanda tanto tempo fa e vengono fatte derivare dal capodanno celtico, detto Samhain. Anche i Romani, successivamente, la hanno ripresa e portata avanti dandone una connotazione più religiosa e istituendo anche la giornata dei morti che ricorre il 2 di novembre.  La festa si è poi diffusa negli Usa in seguito ai flussi migratori dell'800 e via via in tutto il mondo. Persino in Italia.

 

Anche la Sardegna conserva delle tradizioni popolari che prevedono i festeggiamenti in onore dei morti. Anche in Sardegna abbiamo il nostro Halloween: ovvero la festa conoscita come Is Animeddas, secondo le usanze isolane, e che conosce diverse denominazioni in ciascuna area dell’isola: si parla per esempio di Su Prugadoriu in Ogliastra - celebre la festa di Seui -  e di Su Mortu Mortu, a Nùoro.

 

Ma in che cosa consiste l'Halloween sardo e quale è la sua origine? Quali sono i riti che sostituiscono quelli di "dolcetto o scherzetto"?

In alcuni paesi dell'isola, nella notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre, i  bambini vestiti di stracci vanno a chiedere, bussando di porta in porta, qualche dono per le anime più sfortunate. Dai doni più umili come arance, frutta secca, dolci tipici fatti in casa, si è passati via via ai dolci presenti oggi in commercio, ma si è conservato lo spirito e il senso dell'offerta.

In altri paesi della Sardegna si ha l'usanza di lasciare la tavola imbandita per le anime dei defunti che in questa occasione potrebbero tornare dal purgatorio per stare vicino ai propri cari. 

 

Nel Campidano, invece, esiste la figura di Maria Puntaoru, che si narra fosse una donna molto brutta e affamata, così tanto da morire sognando un piatto di spaghetti. Pare sia vissuta all'inizio del 900. La leggenda racconta che la donna, dotata di uno spiedo e vestita di stracci, spaventava i bambini che si riteneva avessero mangiato troppo (dolci e spaghetti!) la notte del primo di novembre, non lasciandone per i defunti che sarebbero tornati: li minacciava appunto di bucargli la pancia con lo spiedo. Maria Puntaoru scalza, vestita di uno scialle o di un lenzuolo bussava per le case chiedendo spaghetti e dolci per le anime dei defunti. Oggi è rimasto poco della tradizione, certo Maria Puntaoru non va in giro con lo spiedo, ma la sera del primo novembre in molte case si lascia ancora un piatto di pasta, non si sa mai che tra dolcetti, scherzetti, zucche ed altro non arrivi pure zia Maria!